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I MULINI DI DIO
Convento di Santo Spirito, Nola (Na)
2014-10-18

La mostra personale “i MULINI di DIO” di Ciro Palumbo, a cura di Alberto Agazzani, promossa dall’Assessorato ai Beni e alle At¬tività Culturali, s’inaugura nelle sale restaurate al piano terra del Convento di Santo Spirito ex Carceri di Nola. L’itinerario espositivo si snoda attraverso 20 olii su tela e 8 olii su carta: le opere, tutte inedite, hanno come ispirazione l’opera di Pieter Brueghel il Vecchio nel famoso quadro Salita al Calvario del 1564 ben analizzato ed approfondito dal regista Lech Majewski nel film I colori della Passione. Ciro Palumbo ricostruisce il viaggio dell’artista fiammingo partendo dal¬la metafisica presenza del Mulino e operando in un ideale parallelismo di atmosfere e riflessioni. Per l’artista cinquecentesco olandese tutto sembra terminare nel sacrificio del calvario, per Ciro Palumbo invece, quella fine è un nuovo inizio: è la vittoria del bene sul male, della luce sull’ombra, della speranza sugli inganni della solitudine. Ciro Palumbo trasferisce sulla tela la profanazione del tempo che acco¬glie nel proprio inganno uomini, che nascono e muoiono, inevitabilmen¬te girovaghi e prigionieri nella ragnatela dell’umano divenire; dipinge I Mulini di Dio che, per la stoltezza dell’umana indifferenza, precipitano rovinosamente, sopravvivono solo come macine ormai ridotte a semplici ruderi dentro scenografie sature dei colori del dramma. Palumbo abbandona l’inserimento dell’elemento simbolico, riduce e di¬storce le prospettive dei luoghi e, con la potenza dei soli colori, evoca le suggestioni dolorose della profanazione dell’ombra e della solitudine. Il racconto si snoda per gruppi di opere che scandiscono le varie tappe del viaggio dove, alla fine, la farina della fede, grazie al lievito del sacrificio, diventa corpo mistico del pane. Il grande mulino al centro del dipinto fiammingo, e che simboleggia un Dio dominante ma pure, e di contro, la fatica di vivere, per Palumbo si trasforma in un’isola dei vivi, un nuovo ed inaspettato luogo dello spirito e della pittura, una nuova meta che impone un nuovo viaggio nell’invisi¬bile. L’interesse di Palumbo al mistero panico del paesaggio, reso emble¬matico non a caso dal grande e solitario mulino, è il desiderio insaziabile di sondare il mistero infinito della pittura. Ancora una volta Palumbo s’immerge nelle sue visioni, in quell’ossessio¬ne metafisica che lo porta ad intraprendere un viaggio per altre lidi ed altre isole, sfidando il tempo e lo spazio, la fisica e ogni realtà possibile. La pittura qui riacquista e riafferma il suo straordinario primato di rappre¬sentazione dell’invisibile, del trascendente, di un qualcosa per alcuni coin¬cidente con Dio, per altri con una metafisica ancora tutta da dimostrare.
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