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VIAGGI, TEMPESTE, NAUFRAGI E NUOVE ROTTE
Galleria Arte Barbato, Scafati (Sa)
2013-03-02

La mostra “Viaggi, Tempeste, Naufragi e Nuove Rotte”, curata da Alberto D'Atanasio, suona in questo contesto come un canto rivoluzionario. Perché se si osserva bene ogni opera di questo artista è chiaro che si è come in una fase precisa di un viaggio. O si parte quando Palumbo disegna un interno di uno spazio empirico da cui s’intravede un orizzonte fantastico e immaginifico al di là di una finestra o si è durante il percorso e si vedono memorie che ritornano con gli oggetti dell’infanzia, con i colori che conosce il nostro ragazzo interiore che non conosce né tempo né tempi. Oppure c’è una barca che salpa verso terre o cieli perché nei nostri “eterni ritorni”. Le sue opere nascono così con il desiderio che l’artista sente di dover dipingere, o scrivere o musicare ciò che sente muoversi dentro. Palumbo fa nascere le sue opere con la sapienza antica dei pittori tardo rinascimentali. È la stessa pittura di Tiziano Vecellio, realizzata con le essenze oleose per velature, una pittura lenta, meditata come i concetti che reggono la trama iconografica. Ogni significante è studiato per colore, per forma e per significato. La mostra che si tiene nella Galleria Arte Barbato non è solo un’esposizione, ma un vero e proprio manifesto che vuole urlare un canto nuovo che sovrasti l’inedia degli scettici e dei razionalisti incalliti e incrostati da quella filosofia moderna che ha prodotto diseguaglianza e la dittatura del possesso piuttosto che conoscenza, comprensione e condivisione. L’arte di Ciro Palumbo è come una strofa antica che ritorna alla memoria, ma non si può cantare con la bocca, perché attiene a organi e a strumenti propri di chi sa superare la paura e l’ignoto e sa rivestirsi di Eros. Eros, Cupido, figlio di Afrodite che per amore scese a baciare la mortale Psiche, l’Anima, e con un bacio la rese immortale superando il Soma e la tenebra di Thanatos. Ciro Palumbo viene a dirci oggi, ora, a te che leggi e guardi l’opera: “prima che il nulla tutti ci divori che venga, venga presto il tempo in cui ci s’innamori…”.
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